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Volo in ritardo nel 2026: cosa cambia davvero con la riforma

5 min di lettura Di FlightSIM Team
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Volo in ritardo nel 2026: cosa cambia davvero con la riforma

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La soglia di tre ore che dà diritto al risarcimento resta invariata, e gli importi di 250, 400 e 600 euro non cambiano. Il Consiglio dell’UE voleva portarla a quattro o sei ore a seconda della distanza, escludendo così una parte consistente dei ritardi oggi risarcibili. Questa proposta non è entrata nel testo finale. Molti contenuti pubblicati negli ultimi mesi scrivono ancora che la soglia salirà: dal 15 giugno 2026 non è più così.

Quel giorno il comitato di conciliazione tra Parlamento e Consiglio ha approvato un testo comune (PE-CONS 39/26), adottato dal Parlamento in terza lettura il 7 luglio 2026. Il contenuto della riforma del regolamento (CE) 261/2004 è quindi definito nel merito. Resta un’incognita tecnica: il testo entra in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE e si applica 12 mesi dopo, e questa pubblicazione non risultava ancora confermata al momento della stesura di questo articolo. In pratica, un volo preso oggi resta soggetto alle regole attuali; i nuovi articoli non si applicheranno prima del 2027.

Cosa cambia davvero

PuntoOggi (Reg. CE 261/2004)Dopo la riforma
Soglia di risarcimentoArrivo con oltre 3 ore di ritardoInvariata, 3 ore
Importi250 € / 400 € / 600 €Invariati
Coincidenza persaZona grigia, spesso rifiutata dalle compagnieEsplicitamente risarcibile (nuovo art. 6b)
Termine per reclamarePrescrizione nazionale, molto variabile9 mesi dalla data di partenza, uniformato
Informazione da parte della compagniaSolo su richiesta del passeggeroObbligo di contatto entro 96 ore
Sosta in pistaNessun limite fissoRientro a un punto di sbarco entro 2 ore
Ricarica dei dispositiviNon regolamentataColonnine di ricarica gratuite obbligatorie in ogni aeroporto UE

Il punto più utile per chi transita da un hub come Fiumicino o Malpensa: se il primo volo ritarda e fa perdere la coincidenza, è ora esplicitamente la compagnia del primo volo a dover gestire la riprotezione, e il risarcimento è dovuto se l’arrivo finale accumula più di tre ore di ritardo rispetto all’orario previsto, sia con un unico biglietto sia con due biglietti separati, purché si tratti della stessa compagnia o di un accordo di code-share esplicito.

Il termine di 9 mesi cambia le cose concretamente

Finora il termine per reclamare dipendeva dalla legge nazionale, fino a dieci anni in Italia secondo la giurisprudenza prevalente. Il nuovo testo fissa un termine unico di nove mesi dalla data di partenza indicata sul biglietto. La compagnia deve confermare la ricezione del reclamo e, entro 30 giorni di calendario, pagare oppure rifiutare per iscritto motivando la decisione. Un ritardo subito nel 2026 e reclamato l’anno successivo non avrà più il margine di diversi anni.

L’accesso a internet diventa un diritto di assistenza, con un limite onesto

Il nuovo articolo 9 aggiunge accesso a internet e due telefonate all’elenco dell’assistenza obbligatoria durante un ritardo. È un vero passo avanti, e lo diciamo anche se mette in discussione il nostro stesso prodotto: se la compagnia deve già fornire internet, a cosa serve un pacchetto dati separato?

La risposta onesta: quel diritto vale dentro il terminal, durante l’attesa, dipende dal fatto che la compagnia lo applichi davvero e non lo prometta solo sulla carta, e finisce alla porta d’imbarco. In taxi, sul treno verso l’hotel, o appena saliti sul volo in coincidenza, quell’obbligo non serve più a nulla. Un accesso dati proprio, già attivo prima ancora dell’atterraggio, copre esattamente ciò che l’articolo 9 non copre.

Due novità meno citate, ma concrete

Chi organizza da solo un volo alternativo dopo una cancellazione, invece di aspettare l’offerta della compagnia, otterrà il rimborso delle spese fino al 400% del prezzo del biglietto originale, pagato entro 14 giorni di calendario, o 30 se è attivo il piano di emergenza dell’aeroporto. Finora il rischio di restare con spese extra a proprio carico era un motivo per aspettare invece di muoversi da soli; questo cambia.

C’è anche un’eccezione da conoscere prima di tirare conclusioni affrettate: se l’aereo atterra per dirottamento in un altro aeroporto della stessa città o area metropolitana e la compagnia trasporta comunque i passeggeri fino alla destinazione originale, il risarcimento non è dovuto, purché il ritardo rispetto all’aeroporto inizialmente previsto resti sotto le tre ore. Riguarda soprattutto dirottamenti tra aeroporti vicini nella stessa area urbana.

Cosa vale oggi, e a chi rivolgersi

In attesa che la riforma diventi applicabile, restano valide le regole note: 250 € fino a 1.500 km, 400 € sulle tratte intra-UE oltre 1.500 km e su quelle tra 1.500 e 3.500 km, 600 € oltre questa soglia, con possibile riduzione a 300 € sui voli lunghi extra-UE se il ritardo all’arrivo resta sotto le quattro ore. Il risarcimento non è mai automatico, va richiesto alla compagnia; in caso di rifiuto, l’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) è l’organismo competente per i voli in partenza dall’Italia.

Conservare l’orario reale di arrivo al gate, la carta d’imbarco ed eventuali comunicazioni di ritardo resta il gesto che fa la differenza in caso di reclamo. Per restare connessi senza dipendere dalla promessa della compagnia, la pagina dei piani dati elenca le opzioni disponibili, e la configurazione del telefono prima della partenza è spiegata nella guida iPhone. Le domande generali su come funziona una eSIM sono nelle FAQ.

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